Viaggio in Salento (Prima parte. Capo di Leuca, la costa, Gallipoli)

Viaggio in Salento (Prima parte. Capo di Leuca, la costa, Gallipoli)


Il Salento è luce.
E’ abbagliante epifania che ti trafigge appena arrivata: una luce accecante che sbianca i muri delle case, lavati di latte di calce, illumina spazi immensi, verdi di olivi e profumati di limonio, di cisto e ginepro, sfolgora in un cielo vasto, senza limite, senza confini e smalta la terra rossa e calda.

C’è caldo in Salento: c’è un caldo intenso e umido, se spira lo scirocco. La prima notte mi sono svegliata all’alba e uscendo sulla terrazza ho trovato un mondo ovattato, immerso in una nebbia leggera e salina.
C’è caldo, dunque, ma alla sera si alza un’arietta gentile, che rinfresca, lenisce ed accarezza la pelle e asciuga i bucati stesi.
La notte è fonda, buia e stellata: riposa gli occhi abbacinati dal giorno e solleva dalla terra calda i profumi che teneva celati, profumi orientali, magici, bizantini.

Siamo state fortunate, la fotografa ed io, a trovare una sistemazione davvero gradevole: eravamo a Gagliano del Capo, a 2 km da Santa Maria di Leuca, nell’estremo sud del Salento.

Eravamo ospiti di un piacevole ed accogliente BeB, A Palazzo, gestito dalla giovane Signora Stefania, garbata e discreta.

Camera ampia e fresca, dall’altissimo soffitto, decorata con gusto e misura; grande terrazza privata, con due limoni in vaso e due comode sdraio.

Le colazioni sono deliziose, con marmellate e torte appena sfornate nella vicina masseria condotta dalla famiglia. E alla Masseria Alcorico in cucina c’è mamma Marisa, che oltre ai dolci golosi, offre ai suoi ospiti i gustosissimi piatti della tradizione salentina. Anche qui l’ambiente è fresco, piacevole, sereno. Si mangia bene, accolti con gentilezza e competenza.

Siamo state fortunate, la fotografa ed io, anche a trovare, il primo giorno, dopo qualche tentativo infruttuoso, a Torre Pali, una spiaggia tranquilla e bellissima, circondata da dune fiorite di gigli di mare, dalla sabbia impalpabile e candida, dal mare limpido e trasparente ( è bandiera blu).

E’ una cosiddetta “spiaggia libera attrezzata”, come ce ne sono tantissime, in Puglia, e a cui noi liguri non siamo affatto abituati: una spiaggia semi-libera, potremmo dire.

La nostra era gestita – molto bene davvero – da alcuni giovani allegri e scanzonati, simpatici e molto capaci: la spiaggia pulita ed ordinata, i semplici piatti proposti al baracchino davvero gradevoli per uno spuntino di metà giornata: frise con tonno e pomodori, panini, prosciutto e melone, un fresco rotolo di mozzarella farcita, insalate miste o insalate di frutta.

Qui anche lo shopping si fa in spiaggia!

La penisola del Salento viene chiamata il tacco d’Italia, e a contendersi questo nome sono le due “punte” di Santa Maria di Leuca: punta Meliso e punta Ristola, che racchiudono la bellissima cittadina e segnano l’ideale confine tra i due mari di Puglia, lo Jonio a ovest e l’Adriatico ed est.

Il santuario che domina la cittadina assume il significativo nome di “de finibus terrae”, dato a questo punto geografico dai romani, che intendevano determinare in questo modo l’estremo limite della Roma dei “cives”. Da quel punto in avanti, infatti, i sudditi di Roma erano chiamati “provinciales”.
Una leggenda narra che fu San Pietro, approdato qui durante il viaggio che dalla Palestina lo portava verso Roma, a cambiare il nome alla cittadina che da Leuca, come si chiamava in origine, diventerà Santa Maria di Leuca.

Sul promontorio di Punta Meliso, accanto al Santuario, si erge il faro bianco, la cui luce si scorge per 50 km. Dalla sua terrazza, nei giorni limpidi, si può scorgere l’isola greca di Corfù, i monti Acrocerauni ed i monti di Calabria. E’ alto 47 m., secondo solo alla “Lanterna” di Genova!!

La cittadina si srotola sulla riva del mare, inanellando splendide ville liberty accanto a tipiche costruzioni basse e candide.



Il porto accoglie eleganti imbarcazioni…

ed è anche luogo di assoluto relax!

Se andate a Leuca (andate a Leuca!) non fatevi scappare l’occasione di una gita in barca

alla scoperta della costa e delle sue grotte ed insenature strepitose.



Alcune grotte, alte nella roccia a picco sul mare, erano abitate nella preistoria, conservano ancora preziose tracce e vengono studiate da archeologi.



Il mare cristallino si frange sulle pareti altissime, frastagliate della costiera adriatica.
E dopo un bagno meraviglioso in quelle acque d’incanto cosa c’è di meglio di una frisa bagnata semplicemente in mare e poi condita con pomodorini ed origano selvatico, un filo d’olio e… vi assicuro che è il paradiso!!

Percorrendo la costa jonica, ad occidente del Capo di Leuca, le spiagge sono per la maggior parte basse, candide e sabbiose: potete utilizzare la strada litoranea, che vi farà attraversare i paesini pittoreschi che si affacciano sul mare e sono allegri di bagnanti e rutilanti di merci esposte, o transitare sulla più rapida, ma meno panoramica, strada a scorrimento veloce, più all’interno.

Con un viaggio di circa mezz’ora si arriva a Gallipoli, bellissima e contraddittoria.

La parola Gallipoli deriverebbe dal greco καλή πόλις (kalé pólis), che significa “città bella”, (o forse, dal toponimo Kal – presente anche in altri toponimi del Salento Calimera, Galugnano, C-Alliste- e quindi significherebbe “città dello scalo”… ma a me piace di più la prima ipotesi!)

E bella, bellissima, lo è davvero, almeno per quello che riguarda il centro storico, la parte antica ed incantevole.(il resto, purtroppo è uno dei molti esempi di “rapallizzazione” e credo che la zona di Gallipoli abbia una quantità/per abitante di discoteche uguale o superiore a Rimini! E questo crea code newyorkesi sulle strade del litorale fino a mattina!))

Ci siamo arrivate, la fotografa ed io, nell’infuocato mezzogiorno di una giornata torrida e quello che siamo riuscite a fare, dopo aver posteggiato nel moderno Corso Roma, è stato raggiungere strisciando e conquistare sgomitando un tavolino nella piazzetta sotto un candido ombrellone, ordinare due long drinks alla frutta e restare spalmate lì, in attesa di più miti temperature.

Appena siamo riuscite a scollarci dal nostro angolino d’ombra, la bellezza del piccolo borgo ci ha incantate, occhieggiando dalle strette e tortuose vie, stupendoci nelle piazzette e sfolgorando nello splendido lungomare, affacciato su una spiaggia affollata.



Tra le viuzze abbiamo scoperto l’antica biblioteca della città, ora adibita a sala riunioni e custodita da un gentilissimo signore che ci ha donato un suo cd-rom di belle foto, molto apprezzato dalla fotografa!

Abbiamo incontrato anche un gatto vanesio, affacciato al balcone, che si è prodotto in un vero e proprio show, da modello consumato!



La cena nello stranoto e super citato Ristorante La Puritade ci ha molto deluse.

(Molto meglio, ci dicono qui, l’apparentemente più turistico Scoglio delle Sirene, dall’impareggiabile posizione panoramica.

Pesce freschissimo e grande cortesia. Ma riportiamo solo informazioni, non abbiamo sperimentato!)

Praticamente imposto il piatto di antipasti di mare banali, un po’ stucchevoli, al limite del nauseante, e primo facilmente dimenticabile, accompagnati da un bicchiere di vino bianco dozzinale.Il secondo l’abbiamo volentieri saltato.
Prezzo, ovviamente, sproporzionato.
Sarà una delle uniche due volte in cui mangeremo male(la seconda volta a Leuca da Fedele): ovunque, dalle semplici trattorie ad un lussuoso resort in cui capiteremo ad Ostuni, i nostri pasti saranno deliziosi!

Meglio consolarsi con un – enorme e ipercalorico – gelato gustato al bar del porto!
(1.continua)

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