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Rodi – secondo giorno

 

Rodi – secondo giorno

Ci svegliamo presto. E’ già caldissimo e ringraziamo l’attimo edonistico che ci ha spinte a prenotare una stanza con piccola piscina privata: un tuffo al mattino presto è una gioia!

Si fa colazione e si parte: lo strike è terminato e il taxi ci scarica al porto. Le barche dondolano placide, il sole scintilla tra le sartie.
Entriamo nella città vecchia, chiusa dalla cinta possente di mura medioevali.

Piazza Ippocratous è già affollata, attorno alla bella fontana turca.

Sembra che da ieri sera quando l’abbiamo lasciata, nulla sia cambiato. Sono le 10 del mattino e c’è pieno di gente che compra e che mangia: le due cose che i turisti a Rodi sembrano preferire. 

Nel nostro soggiorno abbiamo incontrato fiumane di shopping-addicted, mandrie di crapuloni, ma abbiamo visitato splendidi musei deserti, moschee e sinagoghe silenziose, quieti monasteri spopolati.
Sgattaioliamo per strade appartate, seguendo più il nostro naso, che un percorso stabilito. Attraversiamo il quartiere ebraico, tranquillo e immutabile, con le sue strade ordinate e le sue graziose piazzette , e la bellissima sinagoga.
Sbuchiamo di nuovo in Sofocleous, una delle vie radiali di piazza Ippocratous e ci addentriamo nei vicoli più marginali, incontrando piccole moschee, giardini segreti, porte chiuse od aperte alla calura del giorno



Sosta pranzo in un delizioso ristorante. Vasilis,  sempre in via Sofocleous, in un giardino fresco ed ombroso, piccoli tavoli, divani arabeggianti pieni di cuscini, piccole cascatelle d’acqua. L’atmosfera è serena, intima e raccolta e si mangia davvero  molto bene!

Volevamo fare un semplice spuntino ed invece, al solito, ci siamo “imbibinate” (dal genovese, riempite come tacchini “bibini”) : Hummus e melitzanosalatta, pita, soutzoukakia, dolmades deliziosi e una frittura di fantastici piccolissimi gamberetti di Symi.

Riprendiamo il nostro girovagare per i vicoli  intricati e le piccole piazze.

La bella, antichissima biblioteca araba sorge accanto alla Moschea di Solimano, oggi museo, elegante e raffinata, che ci offre una sosta nella frescura e nella pace.

Accanto alla Moschea è la Torre dell’Orologio, costruita dopo il 1851, che serviva da punto di avvistamento.


 La vista da quassù è magnifica, davvero mozzafiato: il mio è mozzato proprio, da tutti gli scalini su cui mi sono trascinata,  mica pensate ci sia l’ascensore, vero?

L’ennesima pausa, mi sa che ci stiamo adattando agli usi e costumi del luogo: non facciamo altro che bere! Ma come si fa a resistere ad un (orrore di )bevanda così: mille succhi di frutta in un bicchierone formato famiglia “impreziosito” dalla bandiera del proprio paese!!

Coraggio, si riparte!


Prossima meta è il maestoso Palazzo del Gran Maestro dei Cavalieri, gravemente danneggiato durante l’assedio turco del 1856 e poi ricostruito dagli italiani (pare che Mussolini intendesse utilizzarlo come residenza estiva, pensa te!).  Trasformato in prigione durante il periodo ottomano, ha interni splendidamente decorati, un grande cortile porticato e una collezione di arredi molto interessante.
Scendiamo lungo l’ Ippoton, la Via de Cavalieri, la strada su cui si affacciano le residenze degli antichi cavalieri.

I Cavalieri Ospitalieri o Ospedalieri, o meglio Cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, poi conosciuti come Cavalieri di Rodi e in seguito come Cavalieri di Malta, nacquero come ordine ospedaliero benedettino intorno alla prima metà dell’XI secolo a Gerusalemme.
L’Ordine, che era dotato di un proprio statuto ed ebbe affidata la cura e la difesa dei pellegrini diretti in Terra Santa,fu fondato dal Beato Gerardo Tenque, amalfitano o forse francese, il cui ruolo di fondatore fu confermato da una bolla di papa Pasquale II nel 1113
 Il suo successore Raimondo di Puy di Provenza istituì il primo ospizio dei Cavalieri Ospitalieri nei pressi della Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme.
Il gruppo inizialmente si prese cura solo dei pellegrini che giungevano in Terrasanta, ma presto i Cavalieri Ospitalieri estesero i loro servizi alla scorta armata ai pellegrini, che ben presto crebbe fino a diventare una vera e propria forza armata. Assieme con i Cavalieri Templari, formatisi poco dopo nel 1119, i Cavalieri Ospitalieri divennero uno dei più potenti gruppi cristiani nell’area.
L’Ordine Ospitaliero cominciò a distinguersi in battaglia contro i musulmani: i suoi soldati indossavano una sopravveste nera con una croce bianca. Dalla metà del XII secolo l’Ordine Ospitaliero fu nettamente diviso tra membri militari e coloro che prestavano assistenza ai malati
La forza crescente dell’Islam alla fine costrinse i Cavalieri Ospitalieri ad abbandonare i loro possedimenti storici in Gerusalemme. Dopo la caduta del regno di Gerusalemme ( 1187) i Cavalieri Ospitalieri si trovarono confinati nella Contea di Tripoli e quando anche Acri venne catturata, nel 1291, l’Ordine Ospitaliero cercò rifugio presso il Regno di Cipro.
il loro Gran Maestro Guglielmo di Villaret ideò un piano per conquistare un proprio dominio temporale e scelse Rodi come nuova patria dell’Ordine Ospitaliero. Fu il suo successore Folco di Villaret a realizzare questo programma ed il 15 agosto 1309, dopo una campagna durata due anni, l’isola di Rodi si arrese ai Cavalieri Ospitalieri, che ottennero anche il controllo di diverse isole limitrofe e quello dei porti anatolici di Bodrum e Castellorizon.
Quando l’ordine dei Cavalieri Templari fu sciolto nel 1312, la gran parte delle sue proprietà vennero conferite ai Cavalieri Ospitalieri. I possedimenti dei Cavalieri furono organizzati in otto Lingue: Aragona, Auvergne, Castiglia, Inghilterra, Francia, Germania, Italia e Provenza.
Nel 1522 i Cavalieri Ospitalieri dovettero affrontare l’assalto di 400 navi sotto il comando di Solimano I il Magnifico:  l’assedio durò sei mesi, alla fine dei quali ai sopravvissuti fu concesso di abbandonare Rodi alla volta del Regno di Sicilia; in cambio i Cavalieri Ospitalieri promisero di lasciare in pace i sudditi di Solimano I il Magnifico.  (Promessa che non venne mantenuta)
Nel 1530 si insediarono a Malta. E da lì è un’altra storia!
 

Per quanto questi palazzi siano oggi in gran parte occupati da uffici moderni, scendendo per questa via si percepisce un respiro di nobiltà e di inviolabilità: è facile immaginare mantelli e scudi, cavalli e armi, potere e forza.

La strada termina nella bella piazza Moussiou,  su cui sorge l’antico Ospitale dei Cavalieri, oggi Museo Archeologico. Non perdetevi la visita di questo bellissimo edificio gotico e  della deliziosa Afrodite,  qui conservata.

 La fotografa è stroncata da un mal di testa allucinante, forse per il caldo e il sole bollente (queste due foto non sono sue, ma tratte da internet)

Si torna in hotel. Un tuffo in piscina, una pausa al fresco. La fotografa si riprende e pure noi: torniamo in città per cena. Questa volta, seguendo la guida e consigli vari, ceniamo in un ristorante tres-chic, Alexis.
Parliamone!
Non c’è menù scritto ( o il cameriere non ce l’ha voluto portare?), ti devi alzare, andare all’acquario e sceglierti i pesci che vuoi ti siano cucinati. Chiedi qualche antipasto, ma ci vuole un’opera di maieutica (nel senso quasi etimologico: le informazioni devono essere letteralmente estratte al cameriere riluttante!) per poter ordinare qualcosa. Riusciamo ad ottenere un’insalata, dei gamberoni e un piatto misto di carpacci affumicati/crudi, seguiti da un’aragosta non buonissima . In totale, la cena non è stata tra le migliori, il conto invece sarà davvero molto salato!
Se pensate di andarci, rifiutate il tavolo sulla terrazza del retro, sopra il bel giardino: i numerosissimi – e piuttosto bellicosi – gatti  diffondono un odore che mal si sposa con le portate di pesce!!!
Si va a dormire, domani noleggeremo un’auto: abbiamo in programma  un tour dell’isola .

(2 parte. continua)

Comments 3

  1. Ivana (genova)

    Sono in trepida attesa della seconda parte…….visto che la prima parte è mooooolto di mio gradimento!!!!Bellissimo viaggio!! Riesco ad immaginare i luoghi magici e l’atmosfera intima…Grazie!!

  2. Sabrina

    A rodi son stata dieri…20 anni fa…ricordo proprio dentro le mura, un ristorante di cui mi ero completamente innamorata. L’ambiente era rustico, come la proprietaria e chef, di nome Maria (nome anche del ristorante). Ci faceva scegliere il pesce freschissimo, portandocelo con un carrello a tavola. una meraviglia..chissà se c’è ancora…
    Rodi è veramente splendida..pensa te che non era neppure la nosta meta prefissata. dovevamo solo fare scalo col traghetto e ripartire dopo qualche ora per Karpathos. Ma quelle poche ore..ci han fatto innamorare e siam rimasti 10 giorni!.
    Un bacione stella.

  3. alessandra

    Buongiorno Patrizia, la seguo sempre sul sul blog che è tra i miei preferiti ormai da tempo! Oggi, però non vorrei farle una domanda di cucina, bensì su uno dei suoi viaggi. Potrebbe essere così gentile da darmi i riferimenti dell’albergo in cui ha soggiornato a Rodi? Sembra molto carino. La ringrazio molto. Cordiali saluti. Alessandra (Bologna)

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