Carote glassate aromatiche

 

Un confort food  per serate fredde, lievi profumi di mondi lontani. Coccole. Un contorno semplice e raffinato, ottimo sia per accompagnare un arrosto succulento che per due uova al piatto .

Carote glassate aromatiche

 carote giovani, possibilmente da agricoltura biologica
olio evo
una noce di burro
un cucchiaio di miele
semi di nigella (o sesamo nero)
zenzero fresco
sale
Pulite le carote, raschiandone la superficie per eliminare le tracce di terra. Immergetele qualche minuto in acqua ben ghiacciata e poi tagliatele a rondelle o a tocchetti.
Scaldate un paio di cucchiaiate di olio evo in una larga padella, unite le carote e fate rosolare dolcemente, unite lo zenzero grattugiato, il miele e un tocchetto di burro molto freddo. Salate e mescolate bene. Togliete dal fuoco. Trasferite in una ciotola o un piatto di portata, cospargete con semi di nigella  e servite.

Nota.
La Nigella Sativa è state ampiamente utilizzata fin dall’antichità nel campo fitoterapico e come condimento alimentare per migliaia di anni. E’ conosciuta anche come “il seme Benedetto”: da millenni  è considerata un’erba da notevoli proprietà fitoterapiche. Il Profeta islamico Mohammad, nel Corano, ebbe a scrivere: “guarisce ogni malattia, tranne la morte”. Nel libro delle erbe assiro viene spiegato come i semi della Nigella sono un rimedio per i problemi di stomaco e per uso esterno sono utili per gli occhi, le orecchie, la bocca, i problemi di pelle, come il prurito, le eruzioni cutanee, le piaghe e l’herpes. Nella tomba di Tutankhamon fu trovato sia l’olio che i semi di nigella . In Egitto furono utilizzati da Cleopatra e dalla regina Nefertiti, come rimedi di belezza e di salute. Inoltre i medici ai tempi dei faraoni usavano le sementi della Nigella come un rimedio contro il raffreddore, il mal di testa, i disturbi digestivi, il mal di denti, le infezioni, le malattie infiammatorie e le allergie. Ippocrate V sec a.C. considerava la Nigella come un rimedio valido nei disturbi epatici e digestivi. Nel primo secolo era utilizzata ampiamente da Plinio il Vecchio nella sua “Naturalis Historia” (Storia Naturale), il quale si riferiva ad essa come “Git”(Nigella). Il suo elenco di rimedi includeva il trattamento dei morsi da serpente e punture da scorpione, calli, tumori vecchi, ascessi, ed eruzioni cutanee. Era raccomanda per una serie di rimedi contro i raffreddori e le infiammazioni nella zona della testa.
I suoi semi sono lievemente piccanti e amarognoli, termogenici, aromatici, carminativi, diuretici, emmenagoghi, antibatterici, antinfiammatori, deodoranti, appetitosi, digestivi, antielmintici, sudoriferi febbrifughi, stimolanti, galattagoghi ed espettoranti.
(Che volete di più?)

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