Pane alle mele.

Il nonno di Heidi e il pane alle mele.

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Sono arrivata in Alpe di Siusi, la prima volta, veticinque anni fa. Ed ho continuato ad andarci, poi, per tutti gli anni a seguire.

Un posto magnifico, pieno di luce, di spazi incontaminati, di cerbiatti, marmotte, stelle alpine, stambecchi, aquile e rododendri. Di neve candida e sole caldo sulle cime lucide degli abeti. Un paradiso! Per qualche anno sono tornata nello stesso albergo, ad ogni vacanza, estiva od invernale. Ma la spruzzata di piccole baite e fienili in legno ha esercitato il suo perfido incanto: ho affittato una baita per un mese.

Con due bambine, una di 9 anni, l’altra di 9 mesi, sono partita. Ho caricato la mia familiare di lettino, seggiolone, pentole a pressione (e chi parte senza?), box con ombrellone, valigie e passeggino, zaini e thermos. Poi, siccome la baita, in Alpe, distava circa 40 minuti, e 1000 metri di dislivello,  dal primo supermercato, ecco i pacchi di farina, zucchero, pasta, pastina, semolini, e poi carne, pollo, uova…

Mi ero informata dal proprietario: nella baita avrei trovato un frigorifero con congelatore, una cucina con gas e piastre elettriche, il riscaldamento, l’acqua calda…insomma…una meraviglia! E già immaginavo le mie bimbe, dalle gote lucide e abbronzate, come novelle Heidi, sui prati fioriti!

Sono arrivata al pomeriggio di un luglio freddissimo: 6 gradi e una nebbia che si tagliava con il coltello. Nessuno ad aspettarci alla baita, e quindi una ventina di minuti a ricercare il contadino su e giù per i campi dell’immenso altipiano (con la macchina carica, tra i turisti imbacuccati!). Con le chiavi, infine,  saldamente in mio possesso, tutta fiera e tronfia (io ho una baita, qui! Ahahah, e voi, poveri turisti, ve ne dovete tornare giù in valle nei vostri alberghi!) apro la porta, la piccola in braccio, la grande accanto!

Non era esattamente come l’avevo sognata! Il frigorifero era un cosino piccolo piccolo e il congelatore.. solo lo sportellino del ghiaccio…piuttosto ghiacciato, direi! Piastre elettriche? Ma dove? C’era invece una magnifica, panciuta, vecchia cucina economica! Bellissima, ma fredda. Gelata! Come il grande vano della baita. La legna, umidiccia, aspettava fuori. In ciocchi. Grossi. Da tagliare!

L’acqua calda ci sarebbe stata, certo! Sempreché, con la legna di cui sopra, debitamente tagliata in ciocchini sottili, io avessi caricato l’altra stufa della casa, il Boiler a legna del bagno!

Le piastre elettriche? ma quando mai? E poi l’elettricità andava e veniva con i temporali! 

Avete presente il Nonno di Heidi? Bene, quello sono diventata! Sveglia all’alba, e si riaccendeva la stufa! ho pure imparato a spaccare la legna, lo giuro! E ad usare la pentola a pressione sulla stufa economica! al fischio, la spostavo sulla parte esterna,  meno calda…  E dopo i primi giorni di comprensibile disorientamento, tutto ha cominciato, più o meno, a funzionare. Le gote delle bimbe sono diventate lucide e rosse come le mele! E io ho conosciuto Maddalena! Che mi ha insegnato moltissime ricette altoatesine, e ladine, soprattutto!

Insieme abbiamo fatto spesso il pane, alle carote, alle noci, alla trigonella, ai semi vari, sia nella mia antica cucina economica, che nel suo forno super moderno! 

Questo, alle mele, l’ho poi ritrovato nel bel libro di Richard Ploner, Il pane delle Dolomiti, che anni dopo, (comodamente alloggiata in albergo!) ho comperato.

Questa ricetta parte da quella di Ploner, con qualche variante, ma utilizza il mio Lievito Madre, che ultimamente, si sta comportando proprio benino!

Partecipo, con questo post,  al contest di Arabafelice

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Pane alle mele!

500g di farina di kamut ( o farro)

100g di farina Manitoba

300g LM al terzo rinfresco

1 cucchiaio di zucchero

70g di latte tiepido

50g acqua tiepida

40g di burro

450 g mele sbucciate

50g vino bianco

1cucchiaio di succo di limone

buccia di limone grattugiata

10 g sale

 

In una larga ciotola, o nell’impastatrice, versare lo zucchero, il latte, l’acqua e sciogliere bene il LM.

Unire poi 300g di farina e cominciare a impastare. Formare una palla e lasciar lievitare in luogo tiepido.

Sbucciare e tagliare le mele, bagnarle con il succo di limone, riunirle in un pentolino con il vino bianco e farle cuocere finché il liquido si sia del tutto assorbito e le mele siano diventate morbidissime. Lasciarle raffreddare.

  Versare nella ciotola o nell’impastatrice le farine rimanenti con il sale, mettere al centro la palla tenuta al caldo e le mele cotte, un cucchiaino di buccia di limone e il sale. Impastare bene, aggiungendo il burro, morbido ma non sciolto, poco alla volta.Lavorare l’impasto a lungo, almeno 15 minuti, per ottenere una massa liscia. Inciderlo allora a croce e metterlo a lievitare in luogo tiepido e riparato per circa 4-5 ore.

Riprendere l’impasto, posarlo sul piano di lavoro appena infarinato, tagliarlo in due parti, di uguale grandezza, impastare leggermente ogni parte con i pollici, arrotolando appena, formando un cordone piuttosto lungo.Ripiegarloe intrecciarlo, con una treccia semplice. Disporre ogni parte, così preparata, in uno stampo da plumcake e farlo lievitare ancora, fino al raddoppio, in luogo tiepido e riparato.

Infornare a 220°, in forno già ben caldo, per circa 10 minuti, poi continuare la cottura per altri 45 minuti ca. a 190°

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