Gnocchetti di farina di Roveja con carciofi e bottarga al profumo d’arancia.

Non avevo neppure idea che esistesse, questa farina antica e saporita.
L’ho trovata, per caso, alla coop, l’altro giorno. Presidio slow food, perbacco!! Non potevo lasciarla lì, abbandonatissima in un cesto, un po’ appartata, quasi in esilio..
Sono andata a cercare nel web qualche di notizie sulla roveja che altro non è che..il pisello odoroso, il pisellino selvatico, che fa fiori così belli e profumati! (Erano la mia passione, da piccola, tanto che la mia mamma me ne aveva ornato la casa per la festa della mia prima comunione!)

foto slow-food

La roveja è un piccolo legume simile al pisello, dal seme colorato che va dal verde scuro al marrone, grigio. Nei secoli passati era coltivato su tutta la dorsale appenninica umbro-marchigiana, in particolare sui Monti Sibillini, dove i campi si trovavano anche a quote elevate: la roveja è resistente anche alle basse temperature, si coltiva in primavera-estate e non ha bisogno di molta acqua. Cresce anche in forma spontanea, lungo le scarpate e nei prati, ma nei secoli passati era protagonista dell’alimentazione dei pastori e contadini dei Sibillini con altri legumi poveri quali lenticchie, cicerchie, fave. Proprio perché cresce da sempre anche selvatico alcuni ricercatori sostengono che si tratti di un progenitore del pisello comune. Secondo altri invece è una vera e propria specie (Pisum arvense) differente da quella del pisello (Pisum sativum), in ogni caso la classificazione botanica è ancora indefinita. Esiste invece un totale accordo sulla sua valenza nutritiva: è molto proteica, in particolare se consumata secca, ha un altro contenuto di carboidrati, fosforo, potassio e pochissimi grassi. Oggi è stata pressochè abbandonata ovunque e resistono solo pochi agricoltori nella val Nerina, in particolare a Cascia dove, in una località chiamata Preci, c’è una fonte detta dei rovegliari.
In questa vallata la roveja si semina a marzo a un’altitudine che va dai 600 ai 1200 metri e si raccoglie, falciandola a mano, tra la fine di luglio e l’inizio di agosto. La battitura è simile a quella della lenticchia: quando la metà delle foglie è ingiallita e i semi sono diventati cerosi, si sfalciano gli steli e si lasciano sul prato ad essiccare.
Quando l’essicamento è completato si portano sull’aia e si trebbiano. Si deve poi liberare la granella dalle impurità con una ventilazione che avviene con setacci.
La roveja, detta anche roveglia, rubiglio, pisello dei campi, corbello, si può mangiare fresca oppure essiccata, in questo caso diventa un ottimo ingrediente per minestre, zuppe. Macinata a pietra, si trasforma in una farina dal lieve retrogusto amarognolo che serve per fare la farecchiata o pesata: una polenta tradizionalmente condita con un battuto di acciughe, aglio e olio extravergine di oliva, buona anche il giorno successivo, affettata e abbrustolita in padella.

Oggi ho preparato degli gnocchi,(ma sto pensando di farne presto tagliatelle…)e ho pensato di condirli con i carciofi, che bene si sposano al gusto un po’ amarognolo della farina, e di irrobustire il sapore con un po’ di bottarga! L’arancia, presente nel fondo di carciofi e poi grattugiata sul piatto, rilascia un buon profumo delicato ed agrumato!
A noi sono piaciuti moltissimo, provate, e fatemi sapere!!

Gnocchi di farina di Roveja con carciofi e bottarga al profumo d’arancia.

Per gli gnocchi:

patate vecchie, ca. 700g
farina di roveja, ca 200g

per il condimento:

carciofi di Albenga, 4
prezzemolo, un ciuffetto
succo di mezza arancia
buccia d’arancia grattugiata q.b.
bottarga grattugiata, q.b.
aglio, 2 spicchi
peperoncino, se piace
olio evo

Lessare le patate, sbucciarle e passarle allo schiacciapatate. Impastarle ancora calde con la farina di roveja . Se preferite usate metà farina di roveja e metà farina 0: io ho usato tutta farina di roveja e sono venuti ottimi!
Preparate gli gnocchi come al solito.

In una larga padella fate imbiondire due spicchi d’aglio e, se vi piace, aggiungete un piccolo peperoncino rosso.
Unite i carciofi, puliti e tagliati a lamelle non troppo sottili. Fate saltare per due minuti, poi unite il prezzemolo tritato e il succo di mezza arancia. Lasciate cuocere pochi minuti, 6 o 7 direi. Intanto lessate gli gnocchi. Scolateli con una schiumarola, trasferiteli delicatamente in padella e mescolate.
Impiattate, poi grattugiate una buona quantità di bottarga e spolverate con la buccia d’arancia.

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