Donne.

Donne.

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Poiché sono donna, nessuno, più di me,

conosce il silenzio del tempo che muta,

le parole del conforto, il dolore dell’abbandono.

So della caducità della vita e dell’illusione dell’apparenza,

ma intuisco più di altri l’eternità

di un gesto compiuto nella bellezza.

Poiché sono donna,

porto su di me il peso dei reietti,

e di tutti coloro che in ogni epoca furono emarginati.

Sul mio viso si scorgono ancora

le sofferenze delle donne che mi hanno preceduto.

Nel mio grembo, la pienezza di tutte coloro che hanno procreato.

Poiché sono donna, so cos’è il dono.

E ho imparato, nel tempo, a vivere nella sua dimensione.

Raramente sono stata ascoltata, più spesso osservata

con brama, con sospetto, con disprezzo,

con risoluta indifferenza.

La mia voce dice di voci mai considerate.

La mia penna di menti che, per loro natura e per la propria diversità,

non sono state comprese.

Poiché sono donna sogno,

e sognando sperimento l’esistere di differenti creazioni.

Nella mia complessità nutro in silenzio

il seme del caos da cui proveniamo

e che non potrò mai, poiché sono una donna,

fingere di non aver avvertito.

                                                                   Giorgia Vezzoli

 

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(grazie a Ruri, Meg eYu per le foto)

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